
La buona comunicazione è slow, il linguaggio veloce intriso da inglesismi, usato dai pubblicitari di “rango”, ci ha stufato, è fast. Essa non ha bisogno di essere ripetuta ma comunicata e resa percepibile, compresa. Edoardo Sanguineti giocava scrivendo che “sul piano del linguaggio, non si deve chiedere chi parla, ma per chi, contro chi, a nome di chi”, e Noi siamo orientati a far comunicare il logo dal valore, il valore dal marchio, legandolo principalmente ad azioni concrete nel suo bacino, intrecciandolo in modo perdurante ai suoi utenti. Anche la comunicazione pubblicitaria di cattivo gusto, che arriva veloce, o a dir loro fast, più facilmente consumabile, viene confezionata non solo in spot, ma anche nell’informazione. L’intellettuale disincantato lo sa, il pubblicitario pure. Nel nome dei consumi si itera il marchio legandolo a termini o immagini rassicuranti o a persone testimonianti, passaggi televisi ad asseverarlo, a renderlo credibile. Ma oggi molti “consumatori” finalmente non si fermano alle apparenze, non si fanno persuadere dal bombardamento dell’immagine. L’imminente campagna dei politici, i loro passaggi nei salotti televisivi, smaschererà il plagio e la menzogna che cerca di asseverarsi attraverso i media.
Tag:
comunicazione pubblicitaria, slow, logo, consumatori, televisione, immagine, media, linguaggio pubblicitario
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